A Bologna ci troviamo di fronte ad una crisi sostanziale della democrazia e a una crisi sociale assoluta.
Ne sono un sintomo evidente lo spiegamento muscolare, duro e metallico, delle perquisizioni ordinate al Livello 57, al Ca.Cu.Bo. (che è stato anche sgomberato), nelle piazze e in numerosi esercizi commerciali, prova di una politica intollerante ridotta a pura repressione dell’esistente.
E’ una crisi in gran parte dovuta all’assunzione del controllo (ordine e sicurezza) come guida sicura che porta alla criminalizzazione degli stili di vita, all’esclusione, alla reclusione, alla sorveglianza coatta e alla delegittimazione.
Sembra una storia di fantascienza, ma in realtà è una dimostrazione della debolezza delle istituzioni bolognesi, che punisce e annienta il dissenso degli stessi cittadini che dovrebbe rappresentare. Siamo ritornati indietro di anni, a quando, in un quadro di limitazione della libertà, il ricorso alla repressione rappresentava lo strumento di potere.
Come ci ricorda Guimaraes Rosa, raccontare è resistere, è un modo di mantenere viva la memoria collettiva, di abbattere gli stereotipi e le categorie riduttive che tanto limitano il pensiero e le comunicazioni umane, una maniera di difendere le nostre pratiche identitarie e le nostre stesse esistenze, aggredite attraverso l’uso politico del decreto legge Fini-Giovanardi, che punisce e reprime la libertà di espressione, di cura e di manifestazione delle differenze. Una legge che da carta bianca alla stigmatizzazione e alla persecuzione dei consumatori, ma che spegne i riflettori su tutto il resto, sui danni sociali delle retoriche proibizioniste a cui si ispirano.
E’ per questo che vi chiediamo di aderire al manifesto per la libertà di espressione e manifestazione.
Come previsto dalla Costituzione:
Art. 1 – La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 17 – I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
(Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza e incolumità pubblica).
Quando ci deprivano della sensazione di poter dire “Noi”, del senso di appartenenza e ci riducono ad un esclusivo “Io”, costretto e recluso, significa che il potere ha decostruito il senso del tempo, ha creato un oggi immutabile che non cambierà mai.
E’ per questo che vi chiediamo di sostenere il nostro appello per sfruttare appieno le rare possibilità di discorso concesseci, per ridare vita a storie dimenticate o abbandonate in prudenti silenzi culturali, per disinnescare l’uso sistematico delle non-verità, non-verità costruite, che manipolano i dati e falsificano i fatti.
Maria Pia è l’ennesima prigioniera politica dell’impero delle non-verità, un caso esemplare di repressione di una soggettività e di una collettività che denuncia la corruzione, solleva pubblicamente questioni provocatorie, che trova la sua ragione di essere nel fatto di rappresentare le persone e le istanze che solitamente sono dimenticate oppure censurate, che difende i consumatori e sfida il potere inadeguato e tiranno.
E’ per ribadire tutti insieme il nostro dissenso dalle loro scelte, che violano deliberatamente il diritto alla libertà di espressione e manifestazione, che vogliamo essere a Bologna il 1 luglio 2006 in Piazza Maggiore, a testimoniare e reclamare il nostro desiderio di altre forme di agire politico, il nostro credere che l’essenza della democrazia consiste in un continuo ridiscutersi, in una pratica quotidiana di ricerca di spazio e voce nella società.
Non rinunceremo al nostro diritto di manifestare, perché manifestare significa resistere, pensare con una prospettiva, produrre un immaginario, uscire dal momento di stupefazione e cominciare a pensare, a scegliere che non sia uno schema astratto a regolare le nostre esistenze.
Adesso che la sinistra ha avuto accesso alla stanza dei bottoni, che mostri di non essere il consiglio di amministrazione di un fallimento, che esprima un’idea alternativa a questo dis-agio etico, che parli un linguaggio diverso da quello della destra e smetta di ragionare in base a schemi assolutamente rigidi e privi di capacità immaginativa.
-
Per l'abrogazione immediata della legge Fini Giovanardi
-
Per la depenalizzazione del consumo e dei comportamenti ad esso collegati
-
Per il diritto di manifestare liberamente, pacificamente e gioiosamente le proprie idee
-
Per i diritti di cittadinanza